Chi c’è dietro
Le partite belle
finiscono tardi.
E vorresti comunque che non finissero mai! Nel team di AMAE siamo in sei, e ci siamo conosciuti dall’altra parte del tavolo: giocando. Da lì è nata un’idea che è diventata via via sempre più ostinata — un gioco non deve solo funzionare, deve lasciare qualcosa. Vogliamo che chi si alza dal nostro tavolo si porti via un ricordo, non un punteggio.
Il nome
AMAE sono le iniziali delle quattro persone che l’hanno fondata: Andrea, Martina, Alessandro ed Ester. Il nome è nato prima che arrivasse il primo gioco, e non lo abbiamo più cambiato.
La spirale
Sopra il nome c’è una spirale a due bracci, e i due bracci non sono uguali. Uno è il cervello, dove nasce l’idea: la regola, l’incastro, il meccanismo che tiene in piedi una partita. L’altro è la pancia, dove arriva l’emozione: la risata, il bluff che riesce, la voglia di rigiocare subito.
I due bracci partono dallo stesso centro perché per noi un gioco è finito solo quando li ha attraversati tutti e due. Una meccanica elegante che non fa sentire niente, da noi, non passa.
Uno per uno
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Andrea Luongo
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Martina Locatelli
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Alessandro Defendi
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Ester Maffeis
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Valeria Scotti
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Federico Biffi
FEEL THE GAME
Non è una scritta sulla scatola: è la prova che facciamo passare a ogni gioco prima di mandarlo in stampa. Se al tavolo non si sente niente, si ricomincia.